L'arte dello scrivere...forse

L'arte dello scrivere
Io sono Weirde: lettrice accanita, bookblogger e scrittrice. Cerco spunti e idee. Nonchè opinioni su ciò che scrivo. Inoltre amo leggere e molto spazio su questo blog sarà dedicato ai libri. Ogni genere di libri verrà trattato, con particolare attenzione ai generi urban fantasy e paranormal romance. Mi trovate anche su Facebook, anche lì potrete leggere tutti i post di questo blog




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Dalla rubrica "Le rocambolesche avventure di una lettrice compulsiva" ho tratto un libro che raccoglie l''insieme di post scritti da me e dedicati alla divertente categoria dei lettori compulsivi di cui faccio parte e inoltre molto altro. Potete comprarlo sul sito Feltrinelli e nelle librerie Feltrinelli

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Commenti recenti

  • Novembre 26, 2011 6:57 pm

    L’arte dello scrivere… forse

    Ciao, questo blog è nato ormai ben 4 anni fa su Splinder.com, ma a causa della sparizione di quella piattaforma è ora traslocato qui su Wordpress e con lui tutti i suoi post . Vecchi e nuovi. Spero vorrete seguirmi anche in questa nuova avventura.

    Questo piccolo blog è un salottino dedicato alla lettura e alla scrittura in tutte le suo forme e in tutti i suoi generi. Ma in particolare è dedicato a ciò che leggo. E io leggo veramente molto…siete avertiti.

    Se come me siete lettori accaniti, siate i benvenuti, e se non lo siete ancora spero lo diventerete anche un pochino per colpa mia.

    Ma iniziamo con il primo post risalente alll’ormai lontano 2007.

    Si trattava del mio primo racconto. Evvene sì. Io oltre a leggere scrivo pure.

     Aspetto commenti e idee. Bye

    GIRL FROM MARS
     
    Ricordi quando conoscemmo la ragazza venuta da Marte?
    Non ricordo come mai eri lì anche tu. Io ero dietro al bancone, a pulire i bicchieri appena usciti dalla lavastoviglie e sognavo a occhi aperti, come sempre durante le notti d’estate, quando i clienti sono pochi e io posso rilassarmi. Alcuni ragazzi giocavano a pallone proprio in mezzo alla strada, incuranti delle automobili, quando all’improvviso entrando attraverso la porta spalancata del mio locale il vento mi fece sentire il suo profumo. Mi disse che il suo nome era Alice. Io amo ancora la ragazza venuta da Marte.
    Guardai fuori dalla vetrina e la vidi. Era impossibile non notarla mentre camminava tra la gente.
    I suoi capelli erano lunghi e castani, due ciocche giallo limone spiccavano fra le altre e le incorniciavano il viso.La frangia era rosa e le sfiorava gli occhi scuri, messi in risalto da un ombretto azzurro. Sulla guancia aveva disegnata una piccola stella.
    Indossava dei semplici jeans, una maglietta molto colorata, e ai piedi aveva delle scarpette a pois con i tacchi a spillo. Dietro di lei zampettava un cagnolino che, come per imitare la sua padrona, aveva qualche ciocca di pelo dipinta di giallo e di rosa.
    Non ci sono aggettivi adatti, lei era davvero incredibile, sembrava di un altro pianeta.
    I passanti la fissavano e ridevano delle sue stranezze, accusandola di pazzia più che di eccentricità, ma lei camminava eretta, senza sentirli, per nulla imbarazzata, ma anzi orgogliosa della sua diversità. Sorrideva di loro e li compativa, perché non capivano che lei sapeva vivere veramente.
    Forse si accorse che anch’io la fissavo, e vide nei miei occhi la comprensione, o forse aveva semplicemente sete; fatto sta che entrò nel mio bar e mi chiese un succo d’ananas. Questo fu l’inizio della nostra storia.
    Quella notte parlammo di tutto e di niente. Disse venire da Marte e io le credetti, dopodiché cominciò ad ammaliarmi. Con la sua voce suadente mi raccontò che una volta si era seduta su un grattacielo, aveva guardato giù e aveva visto la gente passare sotto di lei come tante formichine, e che  in quel momento aveva provato il desiderio di saltare giù, per potere imparare a volare, per potere liberarsi dalla piccolezza dell’animo umano. Forse se avesse saltato, sarebbe veramente volata via, sono veramente convinto che lei ci sarebbe riuscita, ma confessò che non ne aveva avuto il coraggio e si era limitata a viaggiare con la mente.
    La sua anima aveva volato libera, senza catene, indifferente, mentre sorvolava tutti i pregiudizi, le colpe e le infamie delle città. La sua anima era diventata un uccello ed era volata via.
    Cosa avrei potuto ribattere dopo aver sentito una storia del genere? Io ero abituato alle solite chiacchiere da bar, non certo ai viaggi metafisici. Cosa potevo mai dire io, che sembrasse interessante a una ragazza così strana?!
    Non ne avevo idea, così portai il discorso sul generale. Cominciai a parlare della situazione mondiale e lei si infervorò, inavvertitamente e fortunosamente avevo toccato un argomento che la interessava proprio.
    Mi fece un accurato elenco di tutte le colpe del genere umano, parlando come se anche lei non facesse parte della categoria.
    “E’ tutto qui! Guardati intorno. Spendete la vostra vita in un inferno.Vi siete dannati da soli. E avete il coraggio di chiamare tutto questo Progresso?! Vi sembra forse che il mondo sia migliorato grazie a voi? Ma se sta morendo! E la cosa peggiore è che sebbene lo sappiate, non fate niente, nulla, per evitare la catastrofe. Vi lamentate di tutto, ma non di voi stessi. Date la colpa a tutto e a tutti, ma dovreste guardavi dentro. Dite che i giovani rappresentano il futuro, la speranza, e poi li accusate di essere degenerati, di non saper fare nulla tranne che drogarsi. Affermate che dovrebbero imparare, studiare per migliorarsi, ma come possono fare se nessuno gli insegna? E dopotutto se anche voleste non sapreste come fare. Dovrebbero prendere esempio da voi che siete peggio di loro? Forse in questo momento in un vicolo buio da qualche parte c’è qualcuno che urla, ma nessuno lo sente. Camminate fra le ombre.Perché siete troppo ciechi per accorgervi di tutto questo? Chi soffrirà domani potresti essere tu. Un coltello piantato nella schiena mentre dormi,così semplice e così terribile. Quante cose ho visto e non avrei voluto.Gente disperata, allo sbando.
    L’evoluzione vi ha portato ad essere dei mostri. Che bella fine avete fatto, che obbiettivo avete raggiunto!
    I soldi e il potere, il potere e i soldi, sempre di più, ora dopo ora, come un credo, come se fossero Dio.
    Non vedete altro, non pensate ad altro, e così sprecate quanto di più prezioso avete ricevuto: la vostra vita.
    Anche se la vita non va sempre come volete, è l’unica che avete, non buttatela mai. Vivetela più che potete.”
    Queste più o meno sono state le sue parole, me le ricordo ancora bene. E poi scoppiò a piangere a dirotto.
    Piangeva per il mondo, per la terra, per la mancanza d’amore, per tutti gli uomini, e anche per me. Piangeva per tutti i mali del mondo, come volesse lavarli via. Piangeva e il suo pianto era come una canzone triste e silenziosa. Ma era anche come un fiume, un temporale una cascata. Un’inondazione che travolge tutto ciò che si trova sulla sua strada. Forse anche ora sta piangendo, da qualche parte là fuori, circondata dall’oscurità,e spero con tutto il cuore che qualcuno la trovi e la guidi per la sua strada. Perché lei è forte, ma fragile, e non può portare sulle spalle il peso di tutti i peccati dell’uomo.
    Per un attimo credetti che mi avrebbe inondato il locale e stavo per dirle di calmarsi, quando finalmente sollevò il viso. Anche se aveva gli occhi rossi e il volto rigato di lacrime,quando mi sorrise la trovai assolutamente adorabile e non pensai più ad altro che a lei.
    Non avrei potuto amarla più di così. E non amerò nessuno come lei, mai più. Rimase con me per un mese, e riempì come un uragano il vuoto nella mia vita. Il mio amore era irrazionale, illogico, fisico, indefinibile, e lei era irresistibile. Lei era qualcosa di speciale, era di un altro mondo.
    Aveva le idee chiare su tutto e la sua opinione sugli uomini non era molto lusinghiera.
    “Tu piangi mille notti chiedendoti perché sia finita tra di voi, mentre lui dopo averti spezzato il cuore è andato al bar con gli amici a ridere di te. Tu sei diverso Vincent, almeno tu non cambiare mai, rimani così. Dimmi che sarai sempre sincero con le donne e che, almeno per ora, mi ami davvero.”
    E io le giuravo che avrei fatto tutto per lei ,che avrei perfino gettato via il mondo per il suo amore.
    Guardavamo assieme le stelle, e io, che ho sempre pensato che lei fosse caduta da una di esse, in quei momenti credevo di leggere la nostalgia nei suoi occhi.
    Ricordo che una volta mi azzardai a chiederle da dove veniva e lei mi raccontò una strana storia.
    “In principio c’era il caos. Poi apparvero gli dei e insieme a loro i demoni.Gli dei volevano portare l’ordine, mentre i demoni si opponevano e per lungo tempo nessuna delle due fazioni nemiche riuscì ad avere il sopravvento. Gli dei dalle lunghe ali bianche vivevano in palazzi di cristallo e nelle verdi pianure. I demoni dalle terribili ali nere vivevano in tetri labirinti nelle zone spoglie e rocciose del pianeta.Vivevano separati senza sfiorarsi mai, e si incontravano solo per combattere.Ma su un prato un giorno una giovane dea vide dei demoni volare alti nel cielo, e ne rimase incantata. Troppo ingenua per il suo stesso bene, ella chiese a suo padre come avrebbe potuto avvicinare un demone.
    -Perché dovresti avvicinare un mostro?-le disse - Lo sai che i demoni sono i nemici, sono il male e tu sei una dea, non ti puoi abbassare verso di loro. E’ così da sempre. Le regole non si possono cambiare, e tu non ci puoi fare nulla.-
    Vicino a un ruscello un giorno il demone vide la giovane dea   giocare con delle compagne, e rimase incantato. Egli chiese a sua madre se un demone poteva conquistare una dea,e lei scandalizzata gli disse che era proibito ai demoni avvicinare gli dei. -Se tu ti lasci affascinare da lei, il mondo intero si rivolterà contro di voi. Non puoi cambiare le regole. Dei e demoni sono nemici da sempre. La vita va così e tu non ci puoi fare nulla.-Ma un giorno di primavera avvenne quello che ognuno non avrebbe mai pensato, il demone e la dea si sposarono di nascosto. Purtroppo il loro romanzo durò molto poco, poiché gli altri dei e gli altri demoni vennero scoprirono il loro sacrilegio, li catturarono e tagliarono la testa del povero demone. Fu così lui se ne andò per sempre, lasciando la sua dea incinta.Ora lei aveva capito perché dei e demoni non si potevano mescolare. La vita spesso è ingiusta, senza comprensione, e non vuole che le sue regole vengano cambiate. Poco tempo dopo nacque la loro figlia, che aveva un’ala bianca e una nera. Non era né dea , né demone, non apparteneva a nessuno e nessuno la voleva , così lei scappò dal suo pianeta e giunse qui sulla terra. Sono io quella figlia di nessuno e ho deciso che cambierò tutte le regole.” E mi mostrò un tatuaggio che occupava tutta la sua schiena, un angelo con un’ala bianca e una nera. Una piccola parte di me credette anche a  quella storia. Lei era misteriosa, diversa e, evasiva. Non riuscii mai a scoprire nulla del suo passato, ma in fondo non mi importava. Non mi interessava chi era , da dove veniva, cosa aveva fatto, bastava che mi amasse. La gente diceva che ero pazzo e cieco, per rischiare tutto al primo sguardo, ma non mi importava finché lei era lì con me. Con lei tutto era magico.
    Eravamo innamorati, e una bella coppia, credo. Ma alcune volte sorgevano dei problemi. Una cosa era certa: le regole le andavano strette. Non voleva alcun tipo di costrizione o di compromesso.
    Molte volte abbiamo litigato e lei sapeva essere tremenda. Se diceva che sarebbe tornata presto, sicuramente sarebbe stata fuori tutti la notte. Se prometteva di non fare qualcosa, potevo stare certo che l’avrebbe fatta. Mi faceva disperare, ma quando si scusava sorridendo e diceva di sapere di non essere perfetta, io la perdonavo subito. “Devi fidarti di me, io non sono un angelo, ma non per questo non voglio volare via. Spero che tu riesca a vedere il mio cuore dietro i miei occhi stanchi, a volte ho paura , a volte piango, a volte sono tremenda e voglio sempre avere ragione, ma sono sempre io.” mi diceva, e io potevo veramente vedere il suo cuore. Sapevo cosa provava, perché era quello che provavo anch’io, perciò dovevo avere fiducia in lei. Non era un angelo, ma voleva volare. E alla fine nonostante l’amassi, nonostante cercassi di non essere geloso, di assecondarla , di non farla mai annoiare, lei fuggì via. Non potevo tenerla in gabbia. Lei anelava la libertà.
    Sento ancora le sue urla prima che uscisse per sempre dalla mia vita. “Lasciami andare Vincent, lasciami partire. Non so più di cosa parlare con te. Anche se sorrido penso solo che voglio tornare a viaggiare da sola, a vedere il mondo da sola, vivere la vita da sola, ancora una volta. Io sono un brivido, io sono una nuvola, non appartengo a questo luogo. Vorrei avere autocontrollo, vorrei un corpo perfetto e una anima perfetta.Tu sei così speciale che anch’io vorrei esserlo, ma non posso restare, questo non è il mio pianeta.”
    Lei se ne andò e io ora ho i ricordi chiusi in me, la tristezza dentro me, un blocco di ghiaccio che non si scioglierà più. La sua astronave atterrò sul retro del mio locale e la venne a prelevare per riportarla sul suo pianeta. Eri lì anche tu, ti ricordi? Tu e io sappiamo che gli alieni esistono, perché gli altri non ci vogliono credere? Ci hanno rinchiuso in un manicomio, ma non siamo pazzi, al contrario siamo gli unici a conoscere la verità. LORO sono fra noi. Mia mamma mi raccontava delle storie di extraterrestri quando non volevo dormire, ti ricordi?La mia ragazza con le scarpe a pois veniva da Marte, era una di LORO.

    La luna è coperta dalle nuvole e regna l’oscurità, adesso che l’estate è arrivata sento nell’aria il suo profumo, e il mio cuore si sta spezzando. Oggi dormivo sulla sedia vicino alla finestra e pensavo a lei, mi è sembrato che lei fosse accanto a me, ma quando ho aperto gli occhi non c’era nessuno. Io amo ancora la ragazza venuta da Marte.Te la ricordi?Eri lì anche tu. L’infermiera fra poco arriverà e, dopo avermi imbottito di sedativi, allenterà un po’ la mia camicia di forza, così stanotte potrò dormire e sognare di lei. Mi disse che il suo nome era Alice, e io l’amo ancora, la mia ragazza venuta da Marte .