Ghiaccio
Vi presento un racconto scritto da me (come the Girl from Mars) ben sette anni fa, e rimaneggiato cinque anni fa. L’idea mi venne in classe durante una lezione noiosa che non ricordo nemmeno più,e tornata a casa scrissi di getto questo racconto intitolato Ghiaccio. Se per Girl from Mars, mi sono ispirata ad una canzone degli Ash, questo racconto è stato invece lievemente influenzato dal fatto che all’epoca stavo leggendo Guerra e Pace; l’incipit del racconto è infatti una libera riebolazione di una frase di quel libro stupendo riferita alla principessina Marja.
Spero il racconto vi piaccia, aspetto i vostri commenti:
GHIACCIO
Avete mai conosciuto una di quelle persone che, quando piangono, diventano bellissime? Mentre le lacrime scorrono sulle loro guance ,sembra che una luce limpida le illumini dal di dentro ,come una lanterna,e ci appaiono fragili, ma al tempo stesso forti di una forza che arriva loro direttamente dall’anima.
Elisa aveva sempre pensato che, chi esterna in questo modo i propri sentimenti ,vivesse la vita più intensamente e fosse anche più sereno. Una sua compagna dei tempi delle scuole medie era così,si chiamava Fedra, le sue crisi di pianto duravano al massimo cinque minuti e poi sul viso le spuntava subito un sorriso.
Ogni volta che Elisa la vedeva piangere si diceva,ecco se anch’io fossi così allora sì che varrebbe la pena di vivere.Non che avesse mai pensato al suicidio,le uniche volte che le capitava di pensare alla morte erano quando ascoltava una canzone di Masini o dei Verve ,ma questo capita a tutti.
Non sapeva perché le fosse tornata in mente Fedra proprio adesso,forse perché la pioggia che scorreva sui vetri della sua finestra assomigliava alle lacrime.
Elisa non riusciva a piangere per dolore o dispiacere,ma solo per rabbia. Rompeva gli argini al massimo due volte all’anno e quando cominciava non riusciva più a smettere, piangeva per tutto quello per cui non aveva pianto al momento giusto.Ma ai funerali per esempio non le scendeva una lacrima ,e a dire il vero si vergognava un po’ per questo, si sforzava di pensare a cose tristi ma niente, i suoi occhi erano asciutti. Non poteva piangere per la morte , perché non la conosceva.
Cosa ne sappiamo noi? Magari si sta meglio da morti che da vivi.Perciò perché essere egoisti e piangere solo perché qualcuno ci manca? Questo si diceva Elisa.
Lei credeva di essere insensibile, di non avere capacità di sentimenti.
Il suo cuore era freddo come il ghiaccio e non c’era nulla che potesse scioglierlo, perché non c’era nulla che le interessasse.
Non crediate che non sapesse cosa andava dicendo la gente su di lei :
-Sua madre non le voleva bene- oppure -Suo padre non l’ha mai coccolata-
Ma non era affatto così.La sua famiglia non aveva colpe, Elisa non riusciva a ricordare di un tempo in cui sentisse bisogno di amore.Voleva solo sentirsi al sicuro nella propria pelle, nel suo piccolo mondo.
Tutto ciò che stava fuori lei non voleva sentirlo.
Se l’amore era un colore allora lei era daltonica, non c’erano dubbi .Nulla riusciva a colpirla.Lei vedeva i suoi amici che amavano, soffrivano , e poi amavano ancora ,imparando dai loro errori ,ma facendone di nuovi.Perché tutto questo? Le sembrava così inutile!
Lei diceva che l’amore era un viaggio di cui lei non aveva la mappa
Sentiva che era diversa dagli altri ,così prendeva tempo ,cercava di giustificare il suo comportamento con delle valide argomentazioni ,ma era tutto inutile, nessuno la capiva.
Così lei decise di rifuggire gli affetti umani e di nascondersi in un suo luogo segreto per riuscire a stare in pace. Ma questo non era possibile.
Quando la luce viene riflessa dal ghiaccio, esso ci appare splendido: diventa in parte trasparente e in parte color avorio,come diamante ,come la materia più pura che abbiamo mai visto; non riusciamo a distogliere lo sguardo e osserviamo ogni sua venatura e ogni suo riflesso,finchè la tentazione di toccarlo diventa troppo forte e noi cediamo.Sappiamo che è sbagliato ,che dovremo ritrarre subito la mano perché non riusciremo a sopportare il freddo troppo intenso ,eppure siamo troppo attratti per desistere.Il ghiaccio esercita su di noi un fascino speciale.
Elisa emanava lo stesso fascino , e anche se tutti sapevano che era impossibile scioglierla ,innumerevoli uomini tentarono comunque.E fallirono.
Per lei erano poco più di un soffio di vento,li sentiva ,ma non li vedeva. Nessuno l’aveva raggiunta, nessuno aveva sfiorato il suo sorriso.Nessuno aveva visto la sua luce.
-Credono che io sia matta ,che morirò di solitudine,ma io non ho bisogno di nessuno,vedranno!- si ripeteva.
Viveva sola ,con la sua rabbia contro il mondo che non la comprendeva,e aspettava.Cosa? Non lo sapeva nemmeno lei ,ma sicuramente qualcosa prima o poi sarebbe accaduto ,qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la sua vita.
Aspettava un’occasione, un biglietto aereo per un mondo migliore ,un passaggio per andare sulla Luna ,per fuggire da qui.Voleva qualcosa di impossibile, come tutti.
Ma il suo desiderio stava per avverarsi.
Un giorno infatti trovò davanti alla porta del suo “rifugio” una busta bianca, incuriosita la aprì;dentro c’era un foglietto su cui era scritta una sola frase : “ Tendiamo sempre verso ciò che è proibito e desideriamo quello che ci è negato.”
Non c’era nient’altro.
Elisa rimase molto colpita da questa sentenza.Era proprio vero, in fondo anche lei rientrava nella categoria,
ma perché ci comportiamo così?
Riflettè a lungo, cercando una ragione per questa pazzia umana di tendere verso l’impossibile ,ma non la trovò,così alla fine dovette ammettere semplicemente che gli uomini, lei compresa, erano esseri irrazionali.
Erano strani come lei,ma non vedevano le cose come le vedeva lei.La sua e la loro, erano pazzie di tipo diverso.Loro continuavano a desiderare di essere appagati in tutto ,lei desiderava uscire da questo circolo vizioso,che era il mondo con i suoi sogni e i suoi desideri, : entrambe erano cose impossibili.
Aveva capito di avere in comune con gli altri molte più cose di quante credesse.Aprì gli occhi e si accorse che anche altre persone erano insoddisfatte ,ma andavano avanti a vivere in questo mondo lo stesso.Perché?
Perchè non fuggivano come lei?
Poco tempo dopo arrivò una seconda busta e una seconda frase misteriosa : “ A ciascuno il suo soffrire, tutti gli uomini sono condannati a gemere similmente : il tenero per la sofferenza altrui, il crudele per la propria.”
Ma se tutti soffrono e vedono che la vita è sofferenza, perché lo accettano?
Elisa lo aveva capito da tanto tempo e la sua soluzione era stata staccarsi dal mondo per non soffrire ,perdere le sensazioni e i sentimenti, essere insensibile, per non provare dolore.Così era tutto più semplice ,certo a volte rimpiangeva di non essere come gli altri ,a volte li invidiava ,ma allo stesso tempo si sentiva superiore. Loro si davano tanto da fare ,vivevano,amavano ,soffrivano ,e poi morivano; lei li guardava dall’alto,sola e in pace senza preoccupazioni,senza dolori.Perché non fuggivano dal dolore?Perché lo accettavano.
Troppo curiosa decise di indagare ,così scese dal suo piedistallo e riprese a girare tra la gente.Li osservava ,li studiava e li interrogava.Alcuni le rispondevano che qualche dolore era il prezzo da pagare per tante gioie, altri che fuggire era inutile ,altri ancora che la vita è dolore, che il dolore aiuta a crescere, ma la risposta più bella fu quella che trovò all’interno di una nuova busta : “ Soltanto nella sfortuna si afferma la forza umana, e la fedeltà dell’amico si sperimenta solo nella tempesta.”
Stanca e abbattuta Elisa tornò a nascondersi e buttò all’aria tutti i biglietti che aveva ricevuto.Non voleva più pensarci, colui o colei che glieli mandava stava cancellando tutte le sue certezze,tutte le sue convinzioni.
Non voleva rinunciare al suo isolamento,non voleva cambiare ,aveva paura. Eppure queste misteriose frasi l’avevano raggiunta e l’avevano colpita.Ora una parte di lei si sentiva attratta dal mondo,nonostante tutto.
Cosa doveva fare? Tornare indietro?
Il timore di essere ferita era troppo forte.Rifuggire da tutto e tutti ,non provare più nulla ,le era sempre sembrato così intelligente,perché ora non era più così?
Stava rimuginando da giorni su questi pensieri, quando improvvisamente sentì un rumore dietro la porta del suo appartamento ,e vide una busta passare sotto la porta.Non ebbe il coraggio di vedere chi fosse il misterioso scrittore, non aprì la porta , ma anzi si assicurò che fosse chiusa a chiave prima di raccogliere la busta. All’interno c’era il solito foglietto,ma sopra di esso stavolta c’erano ben quattro frasi :
“Non si può fuggire da se stessi.
Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi.
Bisogna morire a una vita per entrare in un’altra.
Quando tutto intorno a te trabocca di possibilità ,come fai a tirare avanti ignorandole?”
Sicchè qualcuno la spingeva a uscire dal suo guscio.Qualcuno le stava tendendo una mano per aiutarla a sollevarsi ,a uscire dall’oscurità per tornare alla luce.Ma perché avrebbe dovuto farlo dal momento che si sentiva protetta stando da sola? Stavolta la risposta a questa domanda non le venne da un biglietto ,fu lei stessa a rispondersi : per non essere più sola.
Le tornavano in mente tante piccole cose da tempo dimenticate, una madre che affermava che il pianto di un neonato è qualcosa di straordinario, una coppia anziana che si guardava e registrava affascinata i cambiamenti che il tempo aveva portato al loro aspetto,ma non alle loro anime.La gente soffriva ,ma era anche incantata dalla vita.Anche lei un giorno avrebbe colto questo fascino che ora non vedeva?
Una cosa comunque era certa,fuggire non serviva se la vita veniva a torturarla e a sfidarla in questo modo.Stava solo peggio. Non le restava che ricominciare a vivere.
C’era stato un tempo in cui quando si guardava nello specchio vedeva chiaramente la paura nei suoi occhi, il timore che nasce dal sapere che in fondo nessuno sa da dove veniamo e dove andiamo, e che tutto può finire in un attimo.Questa paura la paralizzava. Ma ora questo non sarebbe più successo , lei non sarebbe più scappata, e non avrebbe più desiderato un passaggio per un mondo migliore.Avrebbe vissuto in questo mondo anche se non era perfetto.Si sarebbe tuffata e adattata ai cambiamenti per poi spiccare il volo.
Così Elisa riprese a vedere gli amici ,ad andare al cinema , a divertirsi come tutte le ragazze della sua età .
Ma non per questo era “normale”, infatti era ancora insensibile,provava affetto verso alcune persone,ma non erano sentimenti forti.E non aveva mai provato l’amore,e men che meno la passione.Credeva ancora che i sentimenti l’avrebbero resa troppo vulnerabile. Respingeva tutti i ragazzi interessati a lei con disprezzo. Non voleva rimanere scottata, dopotutto lei era di ghiaccio.
Gli altri ora l’accettavano,ma capivano che lei li teneva a distanza e non sapevano spiegarsi il suo comportamento.Era una ragazza come le altre all’apparenza ,ma era insensibile.
Finchè una sera ,mentre si trovava in un locale con delle amiche ,le si avvicinò un cameriere che le consegnò una lettera. Non poteva crederci ,ormai erano mesi che non le arrivavano più biglietti anonimi,che il misterioso scrittore si fosse rifatto vivo?
Quando rientrò a casa ,aprì la lettera con impazienza,e la lesse tutta d’un fiato:
“La passione alberga in tutti noi, sopita,in agguato
e sebbene indesiderata, inaspettata si ecciterà,
spalancherà le mascelle e griderà.
Detta legge a tutti noi,ci guida ,la passione ci governa
e noi obbediamo.Che altro ci resta?
La passione è la fonte dei momenti migliori:
la gioia dell’amore, la lucidità dell’odio e l’estasi del dolore.
La passione può ferire profondamente,
se potessimo vivere senza ,conosceremmo certamente la pace,
ma saremmo esseri vuoti.
Stanze vuote, buie e inutili,
senza passione saremmo come morti.
Io morirei per te
per sentire il tuo corpo accanto al mio,
io piangerei per te
laverei via i tuoi dolori con le mie lacrime
e affogherei le tue paure.
Io pregherei per te
venderei la mia anima per qualcosa di vero e puro,
qualcosa come te.
Vedo il tuo volto in ogni luogo
sento la tua voce in ogni parola,
io esisterei se solo tu credessi in me..
Morirei per te
fermerei il tempo per te
per starti accanto, per essere parte di te
perché io credo in te,
morirei per te.
Tu sei lì sola nella tua stanza buia, e io ti ho aspettato per tutta la mia vita,
nessuno vuole essere solo, il mio cuore piange per raggiungerti,
nessuno vuole essere solo, perciò perché non lasci che io ti ami.
Tutto quello che voglio è qualcuno che sappia riempire il vuoto nella mia vita tra la vita e la morte, dove non rimane nulla,ed è quello che vuoi anche tu.”
Mise la lettera sul cuscino e la guardò come se fosse stata viva.Era la cosa più bella che avesse mai letto. Elisa pianse e pianse, il suo cuore si era sciolto, e il ghiaccio che lo aveva congelato ora era l’acqua che formava le sue lacrime.Ma non sapeva se essere felice o atterrita.
Lei aveva già visto una passione del genere prima, e ne era rimasta spaventata.
Sua sorella Emi si era innamorata di un ragazzo dolcissimo. Quando erano insieme brillavano come stelle, come il sole a mezzogiorno, sembravano sereni e calmi e immensi come il mare, erano felici.
A loro bastava guardarsi negli occhi, perdersi l’uno nello sguardo dell’altro per sentirsi in paradiso.Erano così belli,e così perfetti per stare insieme!Si consolavano a vicenda ,si prendevano cura l’uno dell’altro ,nessun dolore ,nessuna tragedia era insormontabile se potevano stare insieme.Nella sua mente di bambina lei li aveva visti come due angeli che volavano al di sopra della dimensione umana e che perciò non venivano sfiorati dal male.Avevano avuto momenti difficili,ma erano sempre andati avanti.Non si chiedevano mai perché la vita fosse così ingiusta con loro, era sufficiente che gli permettesse di stare vicini.Erano contenti di avere avuto tanto ,di stare l’uno accanto all’altro di notte e di giorno, e non rimpiangevano nemmeno un momento.Sentivano che il mondo gli apparteneva ,perché tutto il mondo che percepivano era fatto di loro due.
Ma un giorno, lui morì tragicamente, in un incidente automobilistico.
Sua sorella aveva pianto in silenzio ,aveva assistito al funerale , aveva guardato a lungo il volto di lui ,come per fissarlo nella mente ,e poi era andata via.Semplicemente.Senza dire una parola, era scomparsa.
Elisa non l’aveva più vista,ma sapeva che era viva e che da qualche parte sopravviveva a una vita che ora per lei non aveva più senso.Prima che se ne andasse lei aveva guardato Emi negli occhi e vi aveva visto un cuore spezzato,aveva sentito il sangue e il dolore scorrere da una ferita che non si sarebbe più rimarginata. Aveva visto la morte sul suo volto ,e la volontà di vivere solo perché lui avrebbe voluto così, solo per provare ancora e ancora quel dolore,per punirsi, perché si sentiva in colpa : lei era ancora viva , l’aveva tradito, l’aveva lasciato solo.Non l’aveva seguito.
Elisa non voleva provare il dolore che sua sorella aveva provato ,perché non lo avrebbe sopportato.Eppure era sicura che se Emi fosse stata qui con lei le avrebbe detto di correre il rischio, perché valeva la pena di vivere, anche per poco, un amore così intenso. Perché solo dopo un’esperienza del genere si può dire di aver vissuto.E non importa se poi questo amore ti viene tolto, perché tu lo conserverai per sempre dentro di te.Avrai sempre qualcosa da ricordare.
Ad un tratto Elisa sentì un fruscìo e vide passare sotto l’uscio una nuova busta.
Con decisione si diresse verso la porta e afferrò la maniglia. Aveva deciso,non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione di vivere veramente, nonostante tutte le paure.
E fu così, che aprì la porta all’amore.






























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