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Io sono Weirde: lettrice accanita, bookblogger e scrittrice. Cerco spunti e idee. Nonchè opinioni su ciò che scrivo. Inoltre amo leggere e molto spazio su questo blog sarà dedicato ai libri. Ogni genere di libri verrà trattato, con particolare attenzione ai generi urban fantasy e paranormal romance. Mi trovate anche su Facebook, anche lì potrete leggere tutti i post di questo blog




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  • Novembre 29, 2011 6:13 pm

    Amnesia

    Ispirata da un canzone di Britney Spears ho scritto un racconto breve legato (lievemente) al Natale.

    Il racconto sarà ospitato dal blog di Francy, La mia biblioteca romantica, in occasione di Christmas in love.

    Ma voi affezionati lettori del mio blog potrete leggerlo oggi in anteprima assoluta.

    AMNESIA


    “I saw him standin’ there in the parking lot

    He asked if I came here a lot
    And this is how I responded

    I forgot my name, I forgot my telephone number
    If he wanna see me, he don’t even know it
    I forgot my address, damsel in distress…”

    Britney Spears

    Sto male. Sono veramente malata. E’ ufficiale. Malata di stupidità. Come ci si può dimenticare di tutto, e dico proprio di tutto, davanti ad un bel ragazzo? Solo una demente può comportarsi in modo simile. E io l’ho fatto. Eccomi sono qui, la demente numero della città.

    Venerdì sera. Vigilia di Natale. I single convinti e non particolarmente legati alla famiglia hanno un’unica via di fuga in queste serate: la discoteca.

    Sto attraversando il parcheggio quando lo vedo. Un metro e novanta di pura bellezza: moro, mascella quadrata, guance cesellate, naso affilato, labbra carnose e muscoli da vendere. Rivaleggia con Brad Pitt in quanto a perfezione.

    Mi si avvicina e mi chiede se vengo spesso in quel locale. Io rimango a guardarlo a bocca aperta, muta. Da vicino è talmente affascinante da sembrare irreale, i suoi occhi sono grigio argento e paiono luccicare nell’oscurità. Lui mi guarda, perplesso dal mio silenzio. Io non apro bocca. In quel momento non so chi sono. Non ricordo il mio nome, il mio indirizzo, il mio numero di telefono,e nemmeno dove mi trovo. Non so più nulla. Sono un vegetale. Un vegetale nato per rimanere a fissarlo in eterno. Io sono il girasole e lui è il mio sole. E i girasoli non sono esattamente creature intelligenti e loquaci.

    Lui decide che sono una povera scema, o che lo sto ignorando, e se ne va, lasciandomi sola come una cretina. Me lo merito.

    Appena non è più nel mio campo visivo il mio cervello si rimette in funzione e la mia memoria torna come per magia. Ma è troppo tardi.

     

    Sto male. Ma questa non è una novità. Oggi è la Vigilia di Natale e le feste sono sempre dure da sopportare per chi, come me, è completamente solo. Vorrei dimenticare il passato e cancellare i ricordi che ora mi fanno soffrire.  Ricordi che mi riportano indietro negli anni, a quando non ero solo, ma circondato dai miei cari. Quando il Natale era un momento di gioia. Ma secoli sono ormai passati. Anni in cui ho visto morire ancora e ancora le persone che mi erano diventate care.

    Questo è il destino di un immortale: perdere continuamente i propri affetti o scegliere di restare solo. I vampiri non sono esseri affascinanti da invidiare, come credono i giovani d’oggi. Sono povere creature destinate a soffrire in eterno. Alcuni di noi trasformano in vampiro la persona amata, sperando in questo modo di crearsi un compagno, ma nessuna coppia resiste mai per più di duecento anni. Eravamo umani in origine, e conserviamo i difetti che avevamo prima della trasformazione. Quale umano sopporterebbe mai un altro umano per l’eternità? Nessuno. E lo stesso vale per i vampiri. L’amore diventa odio. La coppia una gabbia. L’amato un carceriere. E la rottura dei rapporti tra immortali è spesso violenta e sanguinaria. Solo uno dei due il più delle volte ne esce vivo. Io non ho mai voluto correre questo rischio. Ho amato solo donne umane per poi perderle dopo poche decine di anni. Negli ultimi cento anni ho deciso di restare solo per risparmiarmi la sofferenza di vederle spegnersi fra le mie braccia, ma la solitudine mi sta uccidendo a poco a poco. Ormai sono l’ombra di me stesso e ho fame di compagnia, non solo di sangue.

    Mi avvicino ad un locale e nel parcheggio noto una ragazza: mi sta fissando. Gli umani sono naturalmente attratti da noi e questo ci rende facile trovare prede da mordere. Non uccidiamo. O almeno, io non uccido. Soddisfatta la sete, mi assicuro che l’umano stia bene e me ne vado. Di solito l’umano in questione è già svenuto a causa dello shock del morso, ma se così non è lo faccio entrare in trance, in modo che al suo risveglio non ricordi più nulla. I vampiri possono manipolare lievemente le menti degli umani, e soprattutto percepire i loro pensieri superficiali, se sono fisicamente vicini.

    Ho giusto bisogno di nutrirmi. Mi avvicino alla ragazza. E’ piuttosto carina. Bionda e con due grandi occhi azzurro chiaro. Le chiedo se frequenta spesso quel locale

    Lei mi fissa ma non mi risponde. Aspetto, ma non accade nulla. Che non si senta bene? Sondo la sua mente e incredibilmente non percepisco alcun pensiero. Sono sorpreso. Non mi era mai accaduto prima. Provo ancora a percepire i suoi pensieri. Nulla. Tabula rasa. Eppure è lì di fronte a me. I suoi occhi trasmettono intelligenza, non è un vegetale in coma. Sta pensando certamente a qualcosa, ma io non posso percepire i suoi pensieri. Che non sia umana? Non è un vampiro, cosa può essere? Che sia una cacciatrice di vampiri? Che abbiano trovato il modo di nascondere i loro pensieri con la magia? Meglio allontanarsi. Probabilmente non è una di loro, i cacciatori hanno smesso di esistere ormai da secoli. Gli umani non credono più ai mostri. Ma non voglio correre rischi.

     

    La musica fa battere il mio diaframma, ma la sento nemmeno. Sono qui per divertirmi, eppure non faccio altro che ripensare a ciò che mi è appena successo. Sono veramente una scema. Il ragazzo più figo che io abbia mai visto mi rivolge la parola e il mio cervello si spegne! Mi dimentico di tutto e resto muta. Che figura! Forse bere potrebbe aiutarmi.

    Sono al terzo mojito quando lo vedo. E’ lui. Seduto nella zona vip. L’alcool mi rende coraggiosa. Parto in quarta e vado verso di lui. Mi vede, si alza e mi raggiunge.

    Mi saluta. Io lo guardo. Il mio cervello va in tilt. Non so più chi sono, nè dove mi trovo. Continuo a fissarlo.

    Lui ora mi guarda corrucciato. Mi prende il braccio e mi trascina fuori dal locale.

    -Chi sei?-mi chiede- Cosa vuoi?

    Io non rispondo, non so cosa rispondere. Non so come mi chiamo. Non so più nulla.

     

    La ragazza di prima mi ha seguito. La allontano dalla folla e la interrogo. Chi è? Non mi risponde e si limita a fissarmi. La sua mente è ancora vuota, tabula rasa.

    -Sei qui per uccidermi?

    Questa domanda sembra riscuoterla dal torpore.

    -Cosa?

    Se non altro sa parlare.

    -Sei qui per uccidermi?- ripeto.

    Lei mi fissa poi scuote la testa: -Non credo.

    -Non credi? Non ne sei sicura?

    -Non lo so.

    La prendo per le braccia e la scuoto.

    -Chi sei?

    -Non lo so.

    Sto perdendo la pazienza: -Non mentire!

    Lei si divincola: -Non sto mentendo! Non lo so. Non so nulla. Non so come mi chiamo, non so dove vivo, non so chi sono!- urla.

    Sembra sincera.

    -Soffri di amnesia?

    -Credo di sì.

    Questo spiegherebbe la tabula rasa che è la sua mente. –Qual è l’ultima cosa che ricordi?

    -Te. Prima di vederti ricordavo tutto, poi il nulla….so che nel mio cervello ci sono tute le risposte che cerco, ma non riesco a farlo funzionare con te davanti. La colpa è tua, ne sono certa.

    Dire che sono sorpreso dalla sua risposta è poco.

    -Non sai chi sei, non ricordi nulla, ma sai che è colpa mia se soffri di amnesia?

    Lei annuisce. -Credo di sì.

    -Come puoi saperlo?

    -Non lo so.

    Quella è davvero la ragazza più esasperante che abbia mai conosciuto in vita mia, e la mia è stata una lunga vita. Ha persino la sfrontatezza di darmi degli ordini.

    -Allontanati e volta la schiena. Credo che se non ti vedrò in faccia e non mi sarai più vicino forse ricorderò tutto.

    Deve essere una cacciatrice. Mi ha praticamente chiesto di mettermi nella posizione perfetta per essere ucciso. Eppure una vera cacciatrice non sarebbe mai stata così schietta. O no? Sono troppo vecchio per fronteggiare i giovani d’oggi. O forse troppo stanco. E se anche fosse una cacciatrice e mi uccidesse? Sono stanco di vivere, stanco di essere solo.

    Mi allontano e le volto le spalle.

     

    Non appena si allontana la mia mente si schiarisce. La memoria ritorna e con essa la vergogna. Ho fatto di nuovo la figura della stupida.

    -Mi ricordo tutto.-gli urlo –Mi chiamo Marianna e non voglio ucciderti.

    Vedo la sua schiena curvarsi e sento un suono soffocato. Che stia ridendo di me?

    -Tu chi sei?-gli chiedo

    -Sono un vampiro. Non un demone, non un creatura malvagia figlia del male più puro e nemmeno un frammento della tua immaginazione. Bevo sangue, sono estremamente allergico alla luce del sole e sono immortale.

    Lo fisso. Sbatto gli occhi. Devo essere proprio demente perché gli credo.

    -Vieni spesso in questo locale?-gli chiedo.

    Lui si volta di scatto e mi guarda stupito.

    Gli sorrido.

    E’ ufficiale, non sono solo demente sono proprio pazza. Matta da legare.

     

    Non mi ha ucciso quindi non è una cacciatrice, ma allora chi è? Qualunque umano sarebbe scappato urlando, sentendomi dire che sono un vampiro. Oppure mi avrebbe preso per pazzo e  piantato in asso all’istante. Forse è pazza. Questo spiegherebbe parecchie cose in effetti….l’amnesia momentanea, le sue stranezze…. eppure non sembra pazza. E io sono così solo.

    -No, non vengo qui spesso.-le rispondo. –E tu?

     

    Stavolta il vederlo in volto non mi manda il cervello in tilt e riesco a rispondergli. L’aver scoperto che è un vampiro, paradossalmente l’ha reso più accessibile. Non è un dio sceso sulla terra per donarci la sua bellezza, ma solo una affascinante creatura soprannaturale. Niente amnesia per me stavolta.

    -Nemmeno io. Ma è la vigilia di Natale e mi sentivo sola così ho pensato di passarla insieme ad un mucchio di estranei in un locale con la musica talmente alta da non permettere la conversazione. Idea intelligente vero?

    Lui ride alla mia debole battuta. Quando ride è ancora più divino. Sospiro.

    -Anche io mi sentivo solo. - mi dice con voce sommessa.

    -Potremmo passare la Vigilia di Natale assieme. Così non saremmo più soli. - gli propongo.

    Lui mi guarda muto.

     

    Erano anni che non ridevo. Questa strana ragazza mi sta facendo provare di nuovo emozioni quasi sepolte. Mi sento……quasi vivo. Ma voglio veramente correre il rischio di affezionarmi di nuovo a qualcuno che sono destinato a perdere?  La guardo.

    -Perchè no.-le rispondo.

    Lei mi sorride. –Prometti di non mordermi?

    -Promesso.

    -Bene allora puoi accompagnarmi a casa. A proposito, tu non uccidi gli umani di cui ti nutri vero?

    -No.

    -Come pensavo. Allora potrai mordermi… quando ci conosceremo meglio naturalmente.

    E’ veramente la ragazza più strana che abbia mai incontrato.

    Mi avvicino a lei. –Niente più amnesia?

    -No. Quando ti credevo una creatura perfetta, quasi divina, mi mandavi in tilt il cervello, ma ora che so che sei un vampiro, sei quasi umano.

    E’ veramente pazza. Ma in fondo non lo siamo tutti? Le circondo le spalle con un braccio e ci allontaniamo nella notte. Guardo l’orologio. Ormai è l’una. E’ Natale, e non sono più solo.